Come capire se un’azienda genera o assorbe cassa

Un’azienda può aumentare il fatturato, chiudere il bilancio in utile e, nello stesso periodo, avere sempre meno disponibilità sul conto corrente.

Non è necessariamente una contraddizione.

Il motivo è che utile e cassa misurano due aspetti diversi della gestione aziendale.

L’utile esprime un risultato economico. La cassa rappresenta invece il denaro effettivamente disponibile per pagare fornitori, dipendenti, imposte, contributi, finanziamenti e investimenti.

Per un imprenditore, quindi, non è sufficiente chiedersi:

“Quanto abbiamo fatturato?”

È necessario aggiungere almeno un’altra domanda:

“La nostra attività sta generando liquidità oppure la sta assorbendo?”

Comprendere questa differenza permette di leggere meglio i numeri dell’impresa e di individuare più rapidamente eventuali squilibri finanziari.

 

Utile e liquidità non sono la stessa cosa

Il primo concetto da chiarire è la differenza tra risultato economico e movimento finanziario.

Supponiamo che un’impresa venda prodotti o servizi per 100.000 euro.

Il ricavo può essere contabilizzato oggi, mentre il cliente potrebbe pagare dopo 60, 90 o 120 giorni.

Nel frattempo l’azienda deve comunque sostenere numerose uscite:

  • stipendi;
  • fornitori;
  • contributi;
  • imposte;
  • affitti;
  • utenze;
  • rate dei finanziamenti;
  • altri costi operativi.

L’impresa può quindi registrare ricavi e perfino un utile senza avere ancora incassato il denaro corrispondente.

Per questo un’azienda redditizia può temporaneamente assorbire cassa.

Allo stesso modo, un’impresa può avere disponibilità liquide sul conto corrente senza che tale liquidità provenga dalla gestione operativa: potrebbe derivare, per esempio, da un finanziamento bancario o da un apporto dei soci.

La lettura economica deve quindi essere sempre affiancata da una lettura finanziaria.

Per approfondire gli strumenti utilizzati per monitorare questi aspetti puoi leggere anche Gli strumenti del controllo di gestione: un’introduzione.

 

Come capire se l’azienda genera cassa

Il controllo più immediato consiste nel confrontare le disponibilità liquide in momenti diversi.

Se un’impresa disponeva di 100.000 euro all’inizio dell’anno e di 150.000 euro alcuni mesi dopo, la liquidità è aumentata.

Se invece passa da 100.000 a 60.000 euro, la liquidità si è ridotta.

Questo confronto, però, da solo non basta.

Bisogna capire perché la cassa è aumentata o diminuita.

Un aumento potrebbe derivare:

  • dall’attività operativa;
  • dall’incasso di crediti;
  • da un nuovo finanziamento;
  • da un aumento di capitale;
  • dalla vendita di un bene aziendale.

Una diminuzione potrebbe invece essere collegata:

  • all’aumento dei crediti verso clienti;
  • all’incremento del magazzino;
  • al pagamento di debiti accumulati;
  • agli investimenti;
  • al rimborso di finanziamenti;
  • a una gestione operativa che assorbe risorse.

La vera domanda non è quindi soltanto:

“Quanta liquidità abbiamo?”

ma:

“Da dove arriva e dove sta andando la nostra liquidità?”

 

Crediti verso clienti: quando il fatturato non diventa cassa

Uno dei principali motivi per cui un’azienda può crescere senza generare liquidità è l’aumento dei crediti verso clienti.

Immaginiamo che il fatturato passi da 1 milione a 1,3 milioni di euro.

A prima vista il risultato può sembrare positivo.

Se però gran parte dell’incremento delle vendite rimane da incassare, l’azienda potrebbe aver sostenuto i costi necessari per produrre quei ricavi senza aver ancora ricevuto il denaro dai clienti.

Si crea quindi una situazione nella quale:

aumentano le vendite → aumentano i crediti → aumenta il fabbisogno finanziario.

Per questo è utile monitorare periodicamente:

  • ammontare complessivo dei crediti commerciali;
  • crediti scaduti;
  • tempi medi di incasso;
  • concentrazione su pochi clienti;
  • andamento dei crediti rispetto ai ricavi.

Un aumento dei crediti non significa automaticamente che esista un problema, ma è una delle grandezze da analizzare quando la liquidità diminuisce nonostante la crescita del fatturato.

 

Debiti verso fornitori e liquidità

Il comportamento dei debiti verso fornitori è differente.

Quando un fornitore concede una dilazione di pagamento, l’impresa riceve oggi beni o servizi che pagherà successivamente.

Nel breve periodo questo consente di conservare liquidità.

Per esempio:

acquisto oggi → pagamento tra 60 giorni.

Per quei 60 giorni il fornitore sta indirettamente finanziando una parte del ciclo operativo dell’impresa.

Ma bisogna distinguere tra:

debiti regolarmente non ancora scaduti

e

debiti scaduti che l’impresa non riesce a pagare.

Nel secondo caso il dato assume un significato completamente diverso.

Se i ritardi verso i fornitori diventano ricorrenti, può essere necessario approfondire la situazione finanziaria complessiva dell’impresa.

Su questo tema puoi leggere anche Fornitori non pagati: come evitare che la crisi peggiori.

 

Il capitale circolante può assorbire molta liquidità

Crediti verso clienti, rimanenze e debiti verso fornitori formano una parte importante del ciclo finanziario dell’impresa.

In termini semplificati:

  • l’aumento dei crediti tende ad assorbire cassa;
  • l’aumento delle rimanenze tende ad assorbire cassa;
  • l’aumento dei debiti verso fornitori tende temporaneamente a conservare cassa.

Questo spiega perché anche un’azienda in forte crescita può incontrare difficoltà finanziarie.

Per aumentare le vendite potrebbe infatti essere necessario:

  • acquistare più merci;
  • aumentare le scorte;
  • sostenere maggiori costi di produzione;
  • assumere personale;
  • concedere maggiori dilazioni ai clienti.

Tutte queste operazioni possono richiedere liquidità prima che i nuovi ricavi vengano effettivamente incassati.

La crescita, quindi, non è necessariamente sinonimo di generazione di cassa.

In alcune fasi può addirittura aumentare il fabbisogno finanziario dell’impresa.

 

Il magazzino può trasformarsi in cassa immobilizzata

Un altro elemento spesso sottovalutato è il magazzino.

Acquistare merci o materie prime significa trasformare liquidità in scorte.

Finché quelle scorte non vengono vendute e successivamente incassate, il denaro rimane impiegato nel ciclo aziendale.

Un incremento significativo del magazzino può derivare da una normale crescita dell’attività.

Può però essere utile verificare:

  • quanto velocemente ruotano le scorte;
  • se esistono prodotti difficili da vendere;
  • se gli acquisti sono coerenti con le vendite;
  • quanto capitale rimane immobilizzato nel magazzino.

Un’impresa potrebbe quindi avere un patrimonio importante sotto forma di scorte e contemporaneamente avere poca liquidità disponibile.

 

Gli investimenti assorbono cassa

Anche gli investimenti possono determinare un’importante differenza tra utile e liquidità.

L’acquisto di:

  • impianti;
  • macchinari;
  • automezzi;
  • attrezzature;
  • software;
  • immobili;

comporta un’uscita finanziaria.

Dal punto di vista economico, invece, il costo di molti beni viene ripartito su più esercizi attraverso gli ammortamenti.

Di conseguenza, nell’anno in cui viene effettuato un investimento significativo, la riduzione della cassa può essere molto superiore al costo che incide sul conto economico dello stesso periodo.

Anche per questo il solo utile non consente di comprendere completamente la dinamica finanziaria dell’impresa.

 

I finanziamenti possono aumentare la cassa senza migliorare la gestione

Vale anche il ragionamento opposto.

Supponiamo che l’impresa ottenga un finanziamento bancario di 200.000 euro.

La disponibilità sul conto corrente aumenta immediatamente.

Ma l’azienda non ha generato quei 200.000 euro con la propria attività.

Ha acquisito nuova liquidità assumendo contemporaneamente un debito che dovrà essere rimborsato nel tempo.

Per comprendere realmente la capacità dell’impresa di produrre risorse bisogna quindi distinguere tra:

cassa generata dalla gestione

e

cassa ottenuta attraverso finanziamenti o altre fonti esterne.

 

Il cash flow operativo: la domanda centrale

Il cash flow operativo aiuta a comprendere se l’attività caratteristica dell’impresa riesce a produrre risorse finanziarie.

In termini molto semplificati, il ciclo dovrebbe essere:

vendita → ricavo → margine → incasso → liquidità.

Quando uno di questi passaggi si allunga o si deteriora, la cassa può risentirne.

Per esempio:

fatturato crescente → crediti crescenti → incassi lenti → liquidità in diminuzione.

Oppure:

fatturato stabile → margini in diminuzione → costi elevati → assorbimento progressivo di liquidità.

Per questo il controllo della cassa dovrebbe essere integrato in un sistema più ampio di pianificazione e controllo di gestione, insieme all’analisi di ricavi, costi, margini, crediti, debiti e flussi finanziari.

 

7 segnali che l’azienda potrebbe stare assorbendo cassa

Non esiste un singolo indicatore che permetta, da solo, di formulare una valutazione completa.

Esistono però alcuni segnali che meritano attenzione.

 

1. Il fatturato cresce ma il conto corrente diminuisce

È uno dei fenomeni più interessanti da approfondire.

L’aumento delle vendite potrebbe non essersi ancora trasformato in incassi oppure la crescita potrebbe aver richiesto maggiori investimenti nel capitale circolante.

 

2. I crediti clienti aumentano più velocemente dei ricavi

Una quota crescente del fatturato rimane da incassare.

In questo caso è utile analizzare tempi medi di pagamento, crediti scaduti e concentrazione della clientela.

 

3. Il magazzino continua ad aumentare

La liquidità viene trasformata in merci e scorte che non sono ancora state vendute.

 

4. I ritardi nei pagamenti diventano ricorrenti

Se l’impresa inizia a rinviare sistematicamente fornitori, imposte o contributi, può essere utile verificare se esiste un problema più generale di equilibrio finanziario.

Per i contributi previdenziali puoi approfondire anche Contributi INPS non pagati: cosa succede e come rimediare.

 

5. Si accumulano debiti fiscali

Un debito fiscale può nascere da molte situazioni diverse.

Quando però nuove scadenze vengono sistematicamente rinviate o rateizzate perché manca la liquidità necessaria, è utile verificare se la difficoltà sia episodica oppure più strutturale.

Sul tema puoi leggere Debiti fiscali azienda: quando rateizzare non basta.

 

6. L’impresa deve ricorrere continuamente a nuova finanza

L’uso del credito è normale nella gestione aziendale.

Diventa però importante comprendere perché l’azienda abbia continuamente bisogno di nuove risorse finanziarie e se il fabbisogno sia collegato alla crescita, agli investimenti oppure alla gestione corrente.

 

7. Le scadenze vengono gestite giorno per giorno

Quando la gestione finanziaria diventa una continua ricerca di liquidità per affrontare la prossima scadenza, la capacità di pianificazione si riduce.

La tensione di cassa ricorrente è anche uno degli elementi da monitorare nella valutazione della continuità aziendale.

 

Un esempio: azienda in utile che assorbe cassa

Consideriamo un esempio semplificato.

Un’impresa registra nell’anno:

Ricavi: 1.500.000 euro

Utile: 70.000 euro

Durante lo stesso periodo:

  • i crediti verso clienti aumentano di 120.000 euro;
  • il magazzino aumenta di 50.000 euro;
  • vengono effettuati investimenti per 60.000 euro;
  • vengono rimborsati 30.000 euro di finanziamenti.

L’impresa può quindi presentare un risultato economico positivo e, contemporaneamente, vedere ridursi la propria liquidità.

Non significa necessariamente che la gestione sia negativa.

Significa che l’utile da solo non spiega dove è finito il denaro.

Per comprenderlo bisogna ricostruire i movimenti finanziari dell’impresa.

 

Perché è importante prevedere la cassa futura

Analizzare ciò che è già accaduto è utile, ma per l’imprenditore è ancora più importante capire cosa potrebbe accadere nei mesi successivi.

Una semplice previsione finanziaria dovrebbe mettere a confronto:

Entrate previste

  • incassi da clienti;
  • altri incassi operativi;
  • eventuali finanziamenti;
  • altre entrate previste.

Uscite previste

  • fornitori;
  • personale;
  • imposte;
  • contributi;
  • rate dei finanziamenti;
  • affitti;
  • investimenti;
  • altre scadenze.

Il confronto tra entrate e uscite permette di individuare anticipatamente i periodi nei quali le disponibilità potrebbero ridursi.

Questo è molto diverso dal verificare il conto corrente soltanto quando arriva una scadenza.

La pianificazione finanziaria serve proprio a trasformare la gestione della liquidità da reattiva a previsionale.

 

Quali numeri dovrebbe controllare un imprenditore ogni mese

Per avere una prima fotografia economico-finanziaria non è necessario partire da decine di indicatori.

Può essere utile monitorare almeno:

  • fatturato;
  • margine operativo;
  • utile o perdita;
  • disponibilità liquide;
  • crediti verso clienti;
  • crediti scaduti;
  • debiti verso fornitori;
  • debiti finanziari;
  • principali scadenze;
  • andamento previsto degli incassi e dei pagamenti.

A questi possono essere aggiunti indicatori specifici in funzione del settore, della dimensione e del modello di business.

L’aspetto importante è che i dati vengano osservati periodicamente e nel loro insieme.

 

Utile, fatturato e cassa rispondono a tre domande diverse

Un modo semplice per leggere l’azienda consiste nel separare tre domande.

 

Quanto stiamo vendendo?

Lo indica principalmente il fatturato.

 

Quanto stiamo guadagnando sulla nostra attività?

Lo aiutano a comprendere margini e risultato economico.

 

Quanto denaro sta effettivamente generando la gestione?

Lo mostrano i flussi finanziari e la dinamica della liquidità.

Un’azienda può:

  • aumentare il fatturato senza aumentare i margini;
  • produrre utile senza generare immediatamente cassa;
  • aumentare la liquidità attraverso nuovo debito;
  • crescere rapidamente e contemporaneamente aumentare il proprio fabbisogno finanziario.

Per questo i diversi indicatori devono essere letti insieme.

Se oltre alla cassa iniziano a deteriorarsi contemporaneamente pagamenti, crediti, marginalità e capacità di pianificazione, può essere utile approfondire anche i segnali di possibile crisi d’impresa.

 

Domande frequenti

Un’azienda in utile può avere problemi di liquidità?

Sì. L’utile rappresenta un risultato economico, mentre la liquidità dipende dai movimenti effettivi di denaro. Crediti non ancora incassati, incremento delle scorte, investimenti o rimborso di finanziamenti possono ridurre la cassa anche in presenza di un risultato economico positivo.

 

Se aumenta il fatturato aumenta anche la cassa?

Non necessariamente. Se l’incremento delle vendite determina maggiori crediti verso clienti, acquisti, scorte o altri fabbisogni finanziari, l’impresa può crescere e contemporaneamente assorbire liquidità.

 

Come capire dove è finito l’utile?

Per comprenderlo occorre mettere in relazione il risultato economico con la variazione di crediti, debiti, magazzino, investimenti, finanziamenti e disponibilità liquide. Il rendiconto finanziario è lo strumento contabile specificamente destinato a rappresentare i flussi finanziari.

 

Avere poca liquidità significa che l’azienda è in crisi?

No. Il valore della liquidità deve essere interpretato considerando dimensione dell’impresa, scadenze, incassi attesi, accesso alle fonti finanziarie e caratteristiche del ciclo operativo. Un dato isolato non permette di formulare una valutazione completa.

 

Ogni quanto dovrebbe essere controllata la liquidità?

La frequenza dipende dalle caratteristiche dell’impresa. Nelle aziende con elevato numero di incassi e pagamenti o con una situazione finanziaria più complessa può essere opportuno un controllo molto frequente. In ogni caso, la liquidità dovrebbe essere inserita in un sistema periodico di monitoraggio e previsione.

 


Nota informativa: il contenuto ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Le dinamiche finanziarie dipendono dalle caratteristiche della singola impresa e devono essere valutate sulla base dei dati e della situazione concreta.

 

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Dottore Commercialista e Revisore Legale, specializzata in consulenza fiscale, contabile e aziendale. Assiste privati, professionisti, imprese ed enti nella gestione degli adempimenti, nell’analisi economico-finanziaria e nella valutazione di situazioni di crisi d’impresa, sovraindebitamento e risanamento. Integra competenze tradizionali e strumenti digitali avanzati per offrire consulenze mirate, efficienti e aggiornate.
Antonella Beringheli
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